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LA COLLINA di Grumello del Monte 


Una piacevole giornata dedicata alla presentazione dei vitigni che saranno seguiti dall’Azienda La Collina di Luigi Invernici che insieme al Conte Galeazzo Pecori Giraldi hanno presentato questa nuova collaborazione.

 Siamo stati invitati alla degustazione delle diverse etichette che Luigi Invernici ha voluto presentare nella tenuta del Conte a Grumello del Monte, proprio accanto ai vitigni che Luigi coltiva da sempre, in un anfiteatro naturale che il territorio ha regalato in una delle zone più importanti della Valcalepio.

L’ intento di questo evento era far conoscere i vigneti che Invernici dell’Azienda La Collina ritiene storici, sia come produzione ma soprattutto come qualità e territorio, vigneti fondamentali per produrre vini di qualità sinonimo dell’Azienda ubicati nel comune storico di Grumello del Monte, uno dei Comuni che hanno avuto la denominazione di Città del Vino.


Tutti i vigneti della tenuta del Conte verranno utilizzati per il taglio bordolese codificato come Merlot e Cabernet Sauvignon, terreni argillosi e calcarei, con un’ottima esposizione al sole ed una importante escursione termica.

Le vigne hanno dai 40 ai 50 anni e stiamo facendo - ci racconta Luigi Invernici - già ora dei lavori per salvaguardare le piante sane da quelle che purtroppo dovremo sostituire. Ristrutturazione dei vigneti e in un prossimo futuro il progetto di tornare a produrre un grande vino, che identifichi con orgoglio il nome della Valcalepio, un tempo riconosciuta per dare i natali ad un vino, La Rotonda, entrato nelle storiche vigne del Conte Pecori Giraldi, parte storica dei vigneti della Valcalepio.


La Tenuta del Conte che ha ospitato l’evento ha lontane origini, si parla della fine del '600  anche per la Cantina, e come dice Paolo Zadra l’enologo “abbiamo ripreso dal passato le vigne per produrre il futuro” 

Alla serata diversi giornalisti ma soprattutto ristoratori che hanno voglia di scommettere sui vini dell’Azienda La Collina, da sempre  un’importante realtà nel territorio della Valcalepio.  Nell’occasione la possibilità di assaggiare l’ottimo Metodo Classico “La Collina” un Brut ottenuto con uve di Chardonnay in purezza, e vini come il “Primula Gialla” IGT Moscato Giallo della Bergamasca, il “Biancospino” Chardonnay e Pinot Grigio piacevolmente fruttato ed elegante, il “Bruno Rosso” Merlot e Cabernet Sauvignon, e il fiore all’occhiello, la Riserva “Rossa Passione” Cabernet e Merlot affinato per oltre tre anni in botti di Barrique e Tonneau, e successivamente almeno un altro anno  in bottiglia.



A questo punto i nostri migliori auguri per una nuova scommessa con la vigna e il territorio, augurandoci che diventi un nuovo punto fermo della viticoltura bergamasca.

La Collina
Tel 035 4420812
Grumello del Monte (Bg)






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Con i vini del Belpaese serata speciale di fine agosto a Riva di Solto

Oltre cinquanta etichette di vini italiani si sono incontrate a Riva di Solto sul Lago d’Iseo. Patron della manifestazione il sommelier e giornalista Renato Rovetta
Una serata speciale, che è ormai diventato appuntamento fisso di fine agosto, è quello che l’istrione-sapiente Renato Rovetta, sommelier, giornalista e intrattenitore di livello apparecchia per un centinaio e più di appassionati del vino, certo, ma anche per generici bon vivant. Il ritrovo è stato il 26 agosto a Riva di Solto, in riva, manco a dirlo, del lago d’Iseo, dove Renato Rovetta ha illustrato il frutto benedetto del sapiente lavoro di produttori che hanno messo in assaggio più etichette di bianchi e rosati. Un vero e proprio excursus dell’Italia dei vini pregiati che gli interventi di Renato, come è ormai familiarmente chiamato da molti suoi estimatori, man mano andava illustrandone le caratteristiche, facendo con le sue parole diventare ottimi i vini già di per sé buoni. Insomma: serata imperdibile al punto che qualche ospite chiedeva “a quando la prossima”.
Renato Rovetta, avrebbe voluto dire: “domani”. Ma non è certo possibile, l’organizzazione di un tale evento richiede tempo e fatiche, oltreché intelligenza e organizzazione. Basti pensare che si erano dovuti allacciare contatti con cantine e produttori che hanno le vigne in fondo allo Stivale, o sulle isole. Spettacolare, per citarne uno solo (l’elenco dei produttori presenti con loro bottiglie è in coda all’articolo), la produzione che le Tenute Mannino di Plachi hanno presentato a Riva di Solto; dalla Sicilia, nel Catanese, l’Etna spumante metodo classico millesimato, che del vulcano più alto e attivo d’Europa ha preso forza e corpo.

Cinquanta etichette di vini con tante bollicine

Ma, rappresentati all’evento di Riva by Renato Rovetta i vini sono arrivati da un po’ tutte le regioni. Circa 50 le etichette presentate, dalle Bollicine di Franciacorta a quelle Siciliane, dal Metodo Classico al Metodo Martinotti, passando per il Lugana spumantizzato, i Chiaretti di Moniga del Garda e di Bardolino, e poi ColFondo rosé, i Bianchi e i Rosati siciliani, il Cerasuolo d’Abruzzo e il Franconia spumantizzato.
Se si eccettua la Lombardia, per ovvie ragioni, vista la location, tutte le altre regioni avevano una rappresentanza equa: dalle Alpi al Lilibeo, si sarebbe potuto dire.

A fine serata, la faccia soddisfatta di Renato Rovetta diceva del successo ottenuto dell’evento, pur affaticato da mille strette di mano e da mille commenti sui calici versati, sarebbe stato pronto a ricominciare: la forza del piacere di fare quel che si fa. Dunque, un’occasione importante che ha dato una panoramica esaustiva della produzione vinicola italiana di qualità. Ovviamente, ci si è dovuti portare un amico astemio o, ahilui, forzatamente tale, per riportarci a casa e per poter essere presente a un altro imperdibile evento di Renato Rovetta.
Per essere aggiornati suoi prossimi eventi è possibile consultare: Sommellierfriend.com, sito diretto da Renato Rovetta.
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Il Fiano di Avellino CampoRe di Terredora - Una verticale da brivido 

Ho sempre avuto preferenze per i vini bianchi, siano fermi o bollicine, ed ogni volta che provavo a raccontare di come mi avesse entusiasmato quel bianco con qualche anno in più di affinamento mi sentivo dire che “ quelli sono i sentori di una lenta caduta”. Bene non è così, vi presenterò i miei sorseggi, sicuramente non tutti ma i più avvincenti. L’occasione l’abbiamo avuta quando Paolo Mastroberardino ha presentato le eccellenze di Terredora l’azienda di Montefusco a Milano alla Terrazza di via Palestro, dove ha sottolineato quanto sia importante il legame con il territorio che i francesi chiamano terroir ma per Paolo Mastroberardino ha un valore più complesso dove interagisce soprattutto la filosofia del vignaiolo. 
Vini bianchi sul palcoscenico di Montefusco in Irpinia e sul palco c’è il Fiano di Avellino CampoRe, terreni argillosi di origine vulcanica, clima mediterraneo con grandi escursioni termiche e Lapio è la tenuta dove viene coltivato questo grande vino bianco, l’autoctono  di questa regione.

Ecco la annate di questa splendida verticale 2013 – 2011- 2010 – 2009 – 2008 – 2007

Il 2013 - Subito un bel naso di frutta matura poi mineralità e freschezza, aromi vegetali e salvia, sapido quasi salino, elegante con un finale lungo. Un vino importante.

Il 2011 - Naso evoluto, bouquet intenso, acacia fieno, note agrumate e di vaniglia, in bocca è morbido, fresco e di grande struttura.

Il 2010 - Al naso i frutti maturi arricchiscono la beva, il pompelmo e la pera emergono distinti, in bocca rimane un lieve sentore di miele e una piacevole nota di vaniglia, finale carico di sensazioni mediterranee

Il 2009 - 8 anni per un vino che ancora regala emozioni, il naso è quasi balsamico, frutti maturi e poi note petrolate, in bocca esplode la godibilità, è ricco di corpo, fresco ed elegante il finale è lungo con leggere note saline che lo impreziosiscono

Il 2008 - L’importanza di un vino ci viene data anche dal colore e questo Fiano è giallo dorato, con un naso pulito, complesso che ricorda idrocarburi, bucce di pompelmo lasciate nell’alcol, fieno. In bocca si esaltano le sensazioni nasali, spicca ancora la freschezza, la sapidità sulle labbra volge quasi al salino e ne impreziosisce il sorso con un finale lungo.


Il 2007 - E’ con rispetto che mi avvicino a questo vino, nel momento in cui stappo la bottiglia trovo il tappo in perfette condizioni, subito ci assale al naso il senso di pulizia e finezza, poi il colore giallo oro intenso, di nuovo al naso un leggero vanigliato poi agrumi e datteri, rimango piacevolmente sorpreso dai sentori intensi di miele poi albicocca. 



E’ il momento di berlo ed è allora che esplode in bocca, grande palato che riporta le note trovate al naso, anche un delicato rabarbaro, la vaniglia rilasciata da un legno di leggera tostatura. Il corpo è suadente e manda vampate africane grazie ai suoi 13 gradi,  nel finale lungo, una sensazione di caramello che si confonde con le mandorle. Lo definirei un vino Vulvanico, che da un senso di terroir ancora più intimo







www.terredora.com



Baglio del Cristo di Campobello con Carmelo Bonetta



Saranno i 40 gradi che al nord straniscono, sarà questo grillo che sto degustando, sta di fatto che mentre scrivo ho idea di essere in Sicilia. 
Mi viene facile ripensare a qualche settimana fa, quando con Luigi Salvo siamo stati a trovare Carmelo Bonetta a Baglio del Cristo di Campobello, e come mi suggerisce Angelo Bonetta, a Campobello di Licata che non è Licata.



Sorrido ripensando a quel viaggio tra Agrigento e la Valle dei Templi, fino ad arrivare da uno straordinario viticoltore e negli anni diventato un caro amico. 
Carmelo è così, espressione della sua terra, delle sue viti delle sue vendemmie, del territorio.
Una bella realtà di vini, soprattutto per i bianchi, in una verticale da pelle d’oca, ricordo ancora il Grillo Lalùci 2006 intenso, minerale, agrumato, dentro al vino c’è la vita, le parole a volte sono superflue devi solo chiudere gli occhi e lasciarti trasportare dalle sensazioni e dai profumi di un vino che è lo specchio dell’anima di Carmelo
Mentre scrivo ho bisogno di un sorso di questo Grillo in purezza che mi appassiona. Un sorso che facilita anche lo scritto nei ricordi e nelle sensazioni, come durante la degustazione in cantina quando abbiamo assaggiato tutti i bianchi e tutte le tipologie di rosso, ogni anno con l'affinamento migliorati nel bouquet con profumi e note più intensi.

Carmelo non è solo il vignaiolo che quando arrivi in cantina ti presenta la sua gamma di vini, Carmelo vuole che tu sia parte dell'azienda, che tu possa respirare i profumi dell'uva tra i filari, dove tocchi con mano la terra nera, vulcanica, che subito dopo diventa calcarea quasi quarzata per la durezza siccitosa. E poi il profumo dei mosti e dei vini; solo così potrai capire cosa vuole dal Grillo, dal Nero d'Avola Lu Patri, dal Syrah Lusirà, dal Laudàri, l'Adènzia, il CDC cioè il Cristo di Campobello Rosso un blend di Nero d'Avola, Merlot, Cabernet Sauvignon e Syrah ma anche il CDC bianco con uve di razza come il Grillo, l'Insolia, Chardonnay e Catarratto e ancora con il CDC Rosato da uve di Nero d'Avola. Pensate soltanto alle etichette, alla cura nella scelta e il significato del velo Siciliano come creazione e segreto. Bellissimo !

L'immagine che più ho a cuore è quella di Domenico il fratello di Carmelo che qualche tempo fa purtroppo se n’è andato, è ritratto sui muri della sala di degustazione, in Cantina, e Carmelo continua a trasmettere il suo pensiero, il pensiero di una Famiglia vera, che lavora in vigna e in Cantina con determinazione per regalarci ad ogni sorso una piccola emozione

E’sempre difficile coinvolgervi in sensazioni provate e vissute, soprattutto durante la visita in una Cantina che trasmette entusiasmi e passioni come al Baglio del Cristo di Campobello, e pubblicate sulle pagine di una rivista, perchè la Sicilia è poesia nei paesaggi, nel mare, tra la gente, in mezzo alle vigne e nel vino.

CHIARETTO DI BARDOLINO: NASCE UNA NUOVA DOC

Chiaretto di Bardolino diventa una denominazione autonoma 
A sua volta, Bardolino riconosce ufficialmente le tre sottozone storiche

Il Chiaretto si separa dal Bardolino e diventa una doc autonoma. Il Bardolino, a sua volta, torna alle proprie origini ottocentesche e valorizza le tre sottozone storiche: La Rocca, Montebaldo e Sommacampagna. Lo ha deciso l’assemblea dei produttori bardolinesi, su proposta del presidente del consorzio di tutela, Franco Cristoforetti. 
“Con la nascita della doc autonoma del Chiaretto di Bardolino e il riconoscimento delle tre sottozone del Bardolino – spiega Cristoforetti - trova completamento il piano strategico tracciato dal giornalista Angelo Peretti e approvato dal consiglio di amministrazione del consorzio di tutela nell’estate del 2008. Fu allora che iniziò la scissione del percorso identitario del Chiaretto e del Bardolino, consentendo da un lato al nostro rosé di diventare leader produttivo assoluto tra i vini rosati italiani e dall’altro di mettere in luce la territorialità del Bardolino, facendolo approdare per la prima volta ai gradini più alti delle guide di settore”. 

Con la Rosé Revolution del 2014 il Chiaretto ha compiuto una netta scelta stilistica, accentuando il proprio carattere di rosé chiaro, secco e agrumato e assume ora piena indipendenza con una doc a sé stante. Il Bardolino accentua invece la propria connotazione territoriale, mettendo a frutto i risultati della zonazione del 2005 e del progetto Bardolino Village che ha visto una quindicina di produttori impegnati dal 2015. 
“Torniamo così – conclude Cristoforetti – per i nostri rossi di punta a quelle tre sottozone che erano già state dettagliatamente descritte da Giovanni Battista Perez alla fine dell’Ottocento, quando i vini migliori della zona erano esportati in Svizzera per essere serviti insieme con i Borgogna e i Beaujolais”. 
Le tre sottozone del Bardolino doc saranno: La Rocca (relativa ai comuni del territorio dell’antico Distretto di Bardolino), Bardolino Montebaldo (inerente il tratto pedemontano dell’ex Distretto di Montebaldo) e Bardolino Sommacampagna (ossia l’area delle colline meridionali più a sud). Esordiranno insieme al Chiaretto di Bardolino doc con la vendemmia 2018. La nascita della nuova doc del rosé e le modifiche alla doc del Bardolino apporteranno varie modifiche all’assetto produttivo. Il Chiaretto di Bardolino e il Bardolino “base”, che continuerà comunque ad essere prodotto, avranno rese massime di 120 quintali di uva per ettaro, contro gli attuali 130, mentre per le tre sottozone del Bardolino si scende a 100 quintali massimi per ettaro. I vini delle tre sottozone usciranno sul mercato non prima di settembre dell’anno successivo alla vendemmia. I disciplinari prevedono inoltre che si utilizzino solo uve “fresche”, vietando quindi surmaturazioni o appassimenti. Per tutti i vini delle doc Bardolino e Chiaretto di Bardolino, la quantità ammessa di uva corvina veronese sale al 95% dall’attuale 80%.
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Consorzio di tutela Bardolino doc 

Il Bardolino è stato tra i primi vini in Italia a ottenere la doc, nel 1968, ma già nella seconda metà dell’Ottocento si imbottigliavano vini con la dicitura “Bardolino”. Il Chiaretto è storicamente la versione rosata del Bardolino. Il Consorzio di tutela, fondato nel 1969, rappresenta attualmente circa il 92% della filiera produttiva totale del Bardolino e del Chiaretto. Vi sono iscritti circa 1200 produttori di uva, 900 viticoltori, 120 vinificatori e 100 imbottigliatori. 
Attualmente i vigneti iscritti all’albo insistono su una superficie di circa 2.700 ettari. La produzione totale annua è di circa 17 milioni di bottiglie di Bardolino e 9 milioni di bottiglie di Chiaretto. La quota export è pari al 65%. I mercati esteri più importanti sono Germania, Scandinavia e Paesi Bassi, seguiti, in Europa, da Francia e Regno Unito. Interessanti prospettive si stanno riscontrando negli Stati Uniti, in Canada e in Giappone.